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Diffusione dell'IA

Diffusione dell’IA

Microsoft AI Diffusion Report 2025: come si sta espandendo l’Intelligenza Artificiale nel mondo

La diffusione dell’IA rappresenta, oggi, uno dei fenomeni tecnologici più rapidi e rilevanti della nostra epoca. Nel giro di tre anni, oltre 1 miliardo di persone hanno iniziato ad utilizzare l’AI per attività quotidiane o professionali, segno di un’adozione che ormai va ben oltre le grandi aziende tecnologiche e coinvolge individui, imprese e istituzioni.

A scattare una fotografia chiara di questo scenario è il Microsoft AI Diffusion Report 2025, lo studio realizzato dal Microsoft AI for Good Lab che analizza la diffusione globale dell’AI e le principali dinamiche che la governano.

L’AI è, ad oggi, la tecnologia con la crescita più veloce della storia umana. Tuttavia, dietro l’entusiasmo dei numeri si nasconde un quadro molto disomogeneo.

Quanto appena evidenziato è il risultato di un mix di elementi.

Il report, infatti, evidenzia come la rapidità di adozione dipenda da fattori strutturali fondamentali, ovvero:

  • disponibilità di elettricità stabile;
  • presenza di connettività Internet diffusa;
  • capacità di calcolo accessibile;
  • adeguate competenze digitali della popolazione.

Considerando questi elementi, emerge che quasi quattro miliardi di persone, ad oggi, non dispongono ancora delle condizioni minime per utilizzare strumenti di intelligenza artificiale.

Per comprendere più a fondo questo divario, il report individua i principali “mattoni” che rendono possibile l’AI e che determinano questo stato di cose:

  • Elettricità, che alimenta dispositivi e data center;
  • Data center, infrastruttura essenziale per addestrare ed eseguire i modelli;
  • Internet, che abilita il flusso dei dati;
  • Competenze digitali, primo passo per muoversi nel mondo connesso;
  • Lingua, elemento cruciale nell’interazione con gli strumenti di AI.

In effetti, la mappa della diffusione dell’AI rivela un contrasto evidente tra nord e sud del mondo.

Il divario cresce nei Paesi con un PIL pro capite inferiore ai 20.000 dollari, fascia che comprende tutti gli Stati meno sviluppati.

Anche la lingua incide in modo decisivo: i Paesi in cui predominano lingue “low resource” registrano tassi di adozione significativamente più bassi, indipendentemente dal livello di sviluppo economico o dall’accesso a Internet. È la prova che l’inclusione linguistica rappresenta un fattore chiave della diffusione dell’AI.

I Paesi dove l’adozione è più elevata

I livelli più elevati di utilizzo si osservano nei seguenti Paesi:

  • Emirati Arabi Uniti
  • Singapore
  • Norvegia
  • Irlanda

Si tratta di Paesi che, nonostante non siano leader nella creazione di modelli, mostrano quanto infrastrutture solide, politiche coordinate e maturità digitale possano accelerare l’adozione.

La capacità dei data center è fortemente concentrata in due Paesi: Stati Uniti e Cina, infatti, detengono oltre l’80% della potenza di calcolo globale e guidano anche nella produzione dei modelli più avanzati.

Solo sette Paesi ospitano modelli AI di frontiera, ovvero più avanzati e sono: Stati Uniti, Cina, Corea del Sud, Francia, Regno Unito, Canada e Israele.
Il divario, però, si sta riducendo rapidamente: la Cina segue gli Stati Uniti con un ritardo inferiore a sei mesi, mentre Israele dista meno di un anno dalla frontiera.

La diffusione dell’IA in Italia

Nel nostro Paese, la diffusione dell’AI coinvolge oltre il 20% della popolazione in età lavorativa, una percentuale in linea con grandi economie come Stati Uniti e Germania.
Tuttavia, l’Italia resta indietro rispetto a Paesi come Francia, Spagna e Regno Unito, che hanno investito in modo più deciso su infrastrutture e politiche di adozione.

L’AI non rappresenta solo un indicatore tecnologico: è un fattore che sta trasformando produttività, innovazione e modelli di business. Le organizzazioni che integrano l’intelligenza artificiale nei propri processi registrano miglioramenti in efficienza, personalizzazione e capacità di rispondere a mercati in costante evoluzione.