Come sarà il futuro con gli umanoidi o robot di ultima generazione?

,Come sarà il futuro con i robot di ultima generazione ce lo chiediamo ormai da molti anni. E oggi, con l’avvento di una pandemia mondiale sembra quasi che questi umanoidi stiano davvero ricoprendo un ruolo importante, aiutando gli umani a risolvere determinati problemi.

Sappiamo che in Giappone questo non è di certo una novità! Già da anni infatti i robot sono quasi parte integrante della vita degli esseri umani e sono molto diffusi, dalle stazioni agli aeroporti, dai ristoranti agli hotel.

Per quanto riguarda gli umanoidi già nel 2015, ad esempio, l’umanoide ChihiraAico aiutava i clienti ad orientarsi all’interno dei centri commerciali.

L’umanoide, di aspetto femminile, dell’età di circa 32 anni, è stato costruito da Toshiba ed è capace di parlare, cantare, gesticolare e piangere.

Il robot è in grado di guidarti in giro per lo shopping centre e parlare in 5 lingue. Tutto questo fa ben pensare ad una netta sostituzione del lavoro umano.

Dunque, mentre in Giappone questo tipo di “incontri” sono abbastanza comuni, nel resto del mondo come si comporterebbero le persone nei confronti di robot umanoidi in grado di sembrare vere e proprie persone?

Robot in aiuto della popolazione contro la pandemia

In questo periodo cosi perturbato dal punto di vista della sanità mondiale, quello che sicuramente è un passo avanti rapido nei confronti della tecnologia è l’impiego di umanoidi per la lotta all’emergenza.

Robot di varie dimensioni e forme, in grado di misurare la temperatura, igienizzare gli ambienti, fornire istruzioni, con in comune il fatto di essere utili strumenti nella lotta al coronavirus.

Molti di esse, spesso di sembianze umane o comunque che stanno a stretto contatto con gli esseri umani, in precedenza avevano impieghi perlopiù militari. Ad esempio, per disinnescare una potenziale auto bomba è meglio far avvicinare un robot, anziché un militare, per ovvi motivi.

Se pensiamo a tale pericolo allora ci viene normale pensare che la scelta migliore sia proprio l’impiego di questi robot, esenti dal pericolo di contagio.

Certamente ci auguriamo che da queste esperienze il mondo tragga non solo una soluzione a breve termine, nella lotta al Covid-19, ma anche un’opportunità per portare avanti l’innovazione. Quindi a far sì che l’intelligenza artificiale diventi ancora più familiari anche a emergenza passata.

I robot anti-Covid19

Alcuni robot che stanno combattendo la diffusione dell’epidemia sono davvero l’emblema che essi possano facilmente sostituire un addetto specifico o specializzato di un determinato settore.

Ecco qui alcuni esempi:

Yuki è un robot umanoide assistente universitario, utilizzato in Germania per conversare in inglese con gli studenti.

Alla China International Fair for Trade in Services di Pechino, invece, un robot effettua i dovuti controlli sanitari su sui visitatori, misurando la febbre direttamente dal polso.

Nell’ospedale di Yatahartha di Noida, in India, i pazienti Covid-19 possono ricevere istruzioni da una dietologa tramite un robot che può avvicinarsi loro e con l’utilizzo di un tablet conversare con loro.

Non sono pochi gli esempi di robot sanificatori che assicurano l’igiene, come già diffusi in Inghilterra o India. Un buon mezzo per eradicare i virus.

Il robot più famoso del 2020: Sophia

Introdotto durante l’ultimo WMF 2020, Sophia è il robot umanoide più avanzato al mondo. Sophia è un androide sociale, creata dall’azienda hongkonghese Hanson Robotics Limited ed è in grado di riprodurre più di 62 espressioni facciali umane, una star per i media che l’hanno vista partecipare a innumerevoli iniziative.

Durante l’intervista al WMF, il robot ha anche spiegato come l’AI possa aiutare l’uomo in situazioni di emergenza e che, grazie al lavoro costante analizzando miliardi di molecole per individuare una cura contro il coronavirus, può monitorarne la diffusione, gli effetti e, speriamo trovare una soluzione.

Oltre a Sophia anche un altro robot ha fatto parlare di sé quest’anno con il lancio di Space X, Simon, l’assistente astronauta.

Molti pensano che l’intelligenza artificiale porterà via dei posti di lavoro agli umani o persino che voglia arrivare a conquistare il mondo. La verità è che i robot vogliono aiutare le persone, non rimpiazzarle. “Possiamo svolgere per loro lavori più pericolosi più umili, lasciando così più tempo agli umani per essere creativi”, come afferma Sophia.